programma 2011
Sconfinato è il cimitero dei morti, caduti su frontiere.
Milioni di vite. Corpi accatastati.
Giovani vite perdute a spostare solchi immobili.
Non è possesso, potere, gloria,
è affermare la linea della nostra identità.
Siamo il luogo che abitiamo,
esso porta il nostro nome, ci definisce.
Ecco perché lo proteggiamo.
Non solo, vorremmo renderlo s-confinato.
I confini sono come la nostra pelle.
Ci difende e separa, che nulla ci possa profanare.
A meno che si rompa, perché la pelle, si sa, è fragilissima.
Formidabile e raffinata superficie di contatto,
luogo perfetto di parole senza voce.
Come la pelle, i confini sono pervasi di vibrante energia.
Energia potentissima, può generare guerra o pace, vita o morte.
Quinta edizione di MalaFesta, dedicata ai confini. Ma anche alle frontiere, o meglio alle soglie. La differenza è sottile ma molto importante: se i primi segnano nette linee di demarcazione, le altre delimitano spazi in continua evoluzione, instabili, ambigui e sfumati. Contengono il mutamento, il passaggio, lo straripamento. I confini separano, le soglie sono potenziali punti di contatto.
Quello che ci ha mosso a riflettere su questi temi è un evento preciso: appena un paio d’anni fa, la provincia che abitiamo ha espanso i propri confini. E l’ha fatto non con guerre di conquista o per un’imposizione calata dall’alto, le stesse persone che vivono quei luoghi hanno desiderato, chiesto con forza e ottenuto di chiamarsi con un altro nome. Si sono riconosciute in qualcosa di diverso da prima. La provincia così ha cambiato forma, numero di abitanti, risorse e possibilità, incognite e prospettive. Questo ci dice qualcosa di importante sull’identità, personale e di gruppo, in un momento storico in cui da una parte si auspica l’avanzare della globalizzazione, dall’altra si è attenti a difendere il proprio orticello dall’invasione di chi viene da lontano, mentre il progetto di un’Europa unita è minacciato dalla crisi delle nazioni “di confine”.
Da questo punto vogliamo partire per indagare il concetto di confine. Innanzitutto quello tra le arti, oggi ormai completamente votate a una quasi obbligatoria transdisciplinarietà. Ma anche i confini tra le persone, non solo corporei, che delimitano differenti modi di pensare, di essere. O ancora i confini tra il centro e la periferia, non solo in termini territoriali, che descrivono da una parte lo stare al cuore delle cose, dall’altra la scelta di osservarle più da lontano, cogliendo forse in modo più autentico l’“intero”.
In effetti, quello che più ci preme è suggerire l’enorme possibilità che hanno i luoghi di confine, di creare punti di contatto, di confronto e di scambio; la loro capacità di dividere per definire l’identità, un’identità che muore senza apertura e dialogo con ciò che gli è accanto.
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